Lush: niente più ads entro il 2026

Apr 7, 2023 | Blog, Digital Marketing News

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Margherita Ferrera

Web editor & Seo Copywriter

Non è la prima volta che Lush va controcorrente. Dopo la decisione di abbandonare i social, Jack Constantine, Chief Digital Officer dell’azienda britannica, ha dichiarato a The Drum i piani del brand: niente più investimenti nei giganti tech Google, Amazon, Meta, Apple e Microsoft entro il 2026.

Contro la “cultura Lush”

“Per noi la comunità viene al primo posto così come investire in progetti che riteniamo possano sostenere le persone e le iniziative reali. Ma ci ritroviamo a spendere involontariamente molto nelle big tech, quindi vogliamo prenderci una pausa, valutare un po’ la situazione e decidere con cosa siamo a nostro agio”, così spiega Constantine.

La decisione di Constantine deriva dal potere sempre più grande delle big tech e dal ritmo con cui i giganti della tecnologia fagocitano le nuove piattaforme che approdano sul mercato o le startup più promettenti. “Qualsiasi cosa nuova si veda nascere, si scopre che è di proprietà delle big tech”.

Lush non è estranea all’intraprendere percorsi alternativi e controcorrente. L’anno scorso ha deciso di abbandonare tutti i social di proprietà di Meta e TikTok, e ne è uscita complessivamente bene. Ma abbandonare le piattaforme di Microsoft e Google non è così semplice. La maggior parte del budget tech e di marketing viene speso su di loro: dall’hosting cloud, alle soluzioni di lavoro a distanza, ai sistemi di e-commerce.

Constantine prevede di azzerare questi budget entro il 2026 per puntare su opzioni open source più economiche, cosa che sta già facendo utilizzando per esempio sistemi di cassa open source e tablet etici non di proprietà di Apple.

Protezione del marchio

Il problema principale di Lush è che l’azienda spende cifre significative in Google Ads per proteggere il marchio, in particolare sul nome Lush e il termine “bomba da bagno” di cui detiene i marchi registrati.

“Non siamo mai stati un grande inserzionista. L’unico motivo per cui lo eravamo era la protezione del marchio. Ma in realtà, se diciamo che non daremo a Google quei soldi e li destineremo ad altri spazi e attivazioni, pensiamo che vedremo un legame più forte con la comunità”.  

Constantine vuole puntare sul metaverso e sul web3, ma non sarà facile. Secondo una sua ricerca, il 52% delle persone crede ancora che Google e Amazon siano fonti affidabili di informazioni. “Non tutti capiranno cosa sta succedendo. Le persone potranno comunque fare acquisti con noi e impegnarsi con noi e noi faremo tutto ciò che riteniamo giusto per portarle al web3”.

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