Paul Rand, il graphic designer che ha rivoluzionato i loghi

Giu 5, 2026 | Blog, Design Tips

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Margherita Ferrera

Web editor & Seo Copywriter

“È un idealista e un realista, usando il linguaggio del poeta e dell’uomo d’affari”. Così László Moholy-Nagy, esponente di spicco della Bauhaus, definì Paul Rand, uno dei graphic designer più influenti del Novecento responsabile della progettazione di loghi iconici come quello di IBM, ABC e UPS.

Rand rivoluzionò il modo di concepire la comunicazione visiva grazie al suo approccio essenziale, diretto e capace di durare decenni senza invecchiare, dimostrando che la forza di un’identità visiva risiede anche nella sua immediatezza e nell’essere memorabile.

Dalle origini a Brooklyn al cuore del design americano

Nato a Brooklyn nel 1914 con il nome di Peretz Rosenbaum, Rand si avvicinò sin da giovane al design, disegnando insegne e locandine per la bottega di alimentari del padre e per gli eventi scolastici e dimostrando un forte interesse per l’arte europea, in particolare verso il modernismo, De Stijl e la Bauhaus.

Dopo aver studiato al Pratt Institute, alla Parsons School of Design e alla Art Students League of New York, negli anni Trenta e Quaranta iniziò a lavorare come art director per riviste e agenzie pubblicitarie come Apparel Arts (oggi GQ), Esquire-Coronet e Direction.

In breve tempo la sua carriera decollò: introdusse un linguaggio visivo innovativo, lontano dagli schemi tradizionali, caratterizzato un uso espressivo della tipografia, un forte dialogo tra immagini e testo e composizioni dinamiche.

I loghi che hanno fatto la storia

A decretare il successo mondiale di Rand, però, è il suo lavoro nel campo delle identità visive aziendali, e in particolare ai loghi. Nel 1956 progettò il logo IBM, uno degli esempi più riconoscibili della storia ed uno degli esempi più emblematici del suo approccio: tre lettere, una struttura essenziale, un ritmo visivo che trasmette innovazione e solidità, e soprattutto d’impatto immediato.

Nel 1962 fu il turno del logo di ABC, rete televisiva americana: un semplice cerchio nero con le tre lettere in bianco. Un logo assolutamente minimalista, dalla leggibilità totale, inconfondibile ed efficacissimo.

Rand nel 1986 disegnò il logo di NeXT, commissionato da Steve Jobs dopo la sua uscita da Apple. Rand presentò un unico design a Jobs e lo accompagnò da un “libretto” di cento pagine in cui spiegava ogni sua singola scelta. Jobs, famoso essere estremamente esigente, lo accettò senza riserve.

Il metodo Rand

Come scrisse Rand stesso nel suo libro Thoughts on Design (1947), se un design è irrilevante è inutile:

Il graphic design – che soddisfa bisogni estetici, rispetta le leggi della forza e le esigenze dello spazio bidimensionale, che parla usando la semiotica, il sans serif e la geometria, che astrae, trasforma, traduce, ruota, dilata, ripete, riflette, suddivide e raggruppa – non è un buon design se poi risulta inutile.

Al centro del suo metodo c’è un principio chiave: quando un progetto non funziona, la soluzione è togliere qualcosa. È per questo che Rand ai suoi tempi era controcorrente, perché la tendenza dominante era invece l’opposta: aggiungere, descrivere, inserire riferimenti, allegorie e simboli. Paul Rand, invece, andava nella direzione opposta, eliminando tutto ciò che è superfluo, semplificando le forme e puntando all’essenziale.

La sua influenza risuona ancora nel graphic design contemporaneo. Il concetto di identità visiva come un sistema coerente, il cui linguaggio deve essere applicabile in ogni touchpoint, è in gran parte merito suo.

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