Paula Scher è una delle figure più importanti nel graphic design, in particolare nella tipografia, contemporanea. Nata a Washington D.C. nel 1948, dopo essersi laureata nel 1970 presso la Tyler School of Art di Filadelfia, Scher muove i primi passi come art director nella casa editrice Random House per poi approdare nel 1972 all’etichetta discografica CBS Records. Per un decennio disegna centinaia di copertine di album l’anno, imponendo un linguaggio tipografico eclettico che rompe con i canoni e le regole rigide del modernismo svizzero allora dominante. Nel 1991 diventa poi partner di Pentagram, lo studio di design più influente al mondo, la prima donna ad entrare come socio.
L’importanza di Scher nel graphic design è enorme perché ha dimostrato che la tipografia espressiva e massimalista può convivere con l’identità corporate più seria e su larga sala. Il suo portfolio è vastissimo e variegato: tra i clienti spiccano brand come Citibank, Tiffany & Co., Microsoft, Coca-Cola, The Metropolitan Opera, Public Theater e il MoMA solo per citarne alcuni.
Indice
- La filosofia del design di Paula Scher
- I lavori più iconici
- L’influenza di Scher sul design contemporaneo
- Impara il graphic design con Digital School
La filosofia del design di Paula Scher
Al centro dell’approccio di Scher c’è l’idea della tipografia come immagine, le lettere cioè non sono semplicemente d’accompagnamento al messaggio, ma sono il contenuto visivo primario. Le sue composizioni sfruttano i caratteri come se fosse un blocco scultoreo: Scher gioca su scala, colore, sovrapposizione, per creare un’identità immediatamente riconoscibile anche se osservato da lontano o in movimento.
Questo approccio è nato dalla sua esperienza alla CBS Records, dove il ritmo di produzione frenetico la costrinse a sviluppare soluzioni rapide, istintive e visivamente d’impatto. Scher, poi, ha definito la sua metodologia come “serious play”, “un gioco serio”: nel suo flusso di lavoro l’errore è accettato e l’intuizione è parte integrante del processo creativo, senza affidarsi solamente a rigide griglie di lavoro o a percorsi interamente pianificati.
Per Scher, il design è un modo per alzare l’asticella di ciò che il cliente può diventare visivamente, sostenendo che il valore del lavoro non si misura nel tempo impiegato a realizzarlo, ma nell’esperienza che permette di raggiungere la soluzione giusta in pochi minuti invece che settimane.
I lavori più iconici
Tra i lavori più iconici che raccontano il metodo Scher spicca il logo Citibank del 1998, banca nata dalla fusione di Citicorp e Travelers Group. Durante un incontro con i vertici della banca, Scher abbozzò su un tovagliolo in pochi secondi il prototipo del logo, rimasto praticamente invariato per oltre vent’anni: l’arco rosso sopra la parola “Citi” richiamava l’ombrello rosso di Travelers, fondendo simbolicamente i due marchi in uno solo. Un’intuizione fenomenale, che dimostra quanto un’identità visiva ben costruita possa durare nel tempo senza bisogno di continui restyling.

Altrettanto significativo è il lavoro di restyling svolto per Tiffany & Co., realizzato nel 2003, in cui Scher ridisegnò a mano il logotipo per farlo somigliare ad un carattere d’epoca, riducendone le dimensioni nel packaging per valorizzare il celebre blu Tiffany come vero protagonista del brand.

A questi si affiancano l’identità del Public Theater di New York del 1994, con le sue lettere colorate e disallineate ispirate alla street typography e ai graffiti.
L’influenza di Scher sul design contemporaneo
L’influenza di Paula Scher è ancora oggi enorme: ha contribuito a legittimare un’estetica massimalista e tipografica quando per decenni il minimalismo geometrico era l’unico canone accettato. Ha mostrato che un’identità visiva forte non deve necessariamente nascondersi dietro la sobrietà, può comunicare energia, ironia e personalità restando comunque efficace su scala globale, aprendo la strada a generazioni di designer che oggi lavorano con maggiori libertà espressiva.
Per il suo lavoro, Scher è stata inserita nella ADC Creative Hall of Fame nel 1998, ha ricevuto la AIGA Medal nel 2001, è stata la prima donna a vincere il Type Directors Club Medal nel 2006, e nel 2017 Netflix le ha dedicato un episodio della serie Abstract: The Art of Design, portando il suo lavoro all’attenzione di un pubblico molto più ampio di quello abituale di un designer.
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