Per la maggior parte della storia dell’informatica, il computer è stato concepito come mero strumento di produzione, per produrre qualcosa di già pensato altrove, e non di ideazione. Fino agli anni Novanta, design e programmazione erano due discipline insegnate a compartimenti stagni, i cui professionisti e strumenti erano distinti e separati. I designer non conoscevano i codici che regolavano i software, e i programmatori non si occupavano di design.
A mettere in discussione questo approccio è stato John Maeda. Grazie alla formazione doppia in ingegneria e design, Maeda inizia a chiedersi che cosa succederebbe se la scrittura del codice diventasse parte del processo compositivo, pari alla creazione di uno schizzo o di una prova tipografica. È da questa domanda che nasce un percorso unico nel suo genere, che anticipa molte categorie che oggi conosciamo come computational design, creative coding e generative design.
Indice
- Il MIT Media Lab e Design By Numbers
- Il creative coding
- Le leggi della semplicità
- Impara a unire design, tecnologia e creatività con Digital School
Il MIT Media Lab e Design By Numbers
L’intuizione di Maeda trova uno spazio strutturato nel 1996 all’interno del MIT Media Lab fondando l’Aesthetics and Computation Group, un laboratorio in cui ricercatori provenienti da background diversi lavorano su progetti che uniscono programmazione, arte visiva e teoria del design, trattando la scrittura di codice come una pratica espressiva a pieno titolo. È qui che nascono esperimenti che anticipano alcuni concetti oggi centrali del design come la generazione procedurale di forme e la costruzione di sistemi visivi dinamici.
Uno dei progetti più rappresentativi del gruppo è Design By Numbers, un linguaggio di programmazione ideato da Maeda per essere accessibile anche a chi non ha formazione tecnica. La sintassi del codice è ridotta al minimo indispensabile per permettere a chi arriva da un percorso visivo di concentrarsi solo sul risultato estetico.
Il progetto è stato fondamentale perché ha dimostrato che bastano poche righe di codice per generare forme, movimenti ed interazioni, aprendo la strada a un’idea di programmazione come strumento espressivo.
Il creative coding
L’eredità più importante forse di questo progetto è la nascita del creative coding, quella branca che unisce graphic design e programmazione in cui artisti e designer usano linguaggi di programmazione per produrre opere visive e sistemi generativi, diventando un vero e proprio ambito disciplinare con strumenti, festival e percorsi dedicati.
Maeda è stato fondamentale per la nascita di questa disciplina dato che, oltre a fornire gli strumenti tecnici, ha dimostrato che il codice poteva essere trattato con la stessa attenzione estetica riservata al disegno, facendo cambiare la prospettiva culturale e legittimando un intero campo creativo.
Le leggi della semplicità
Col tempo, Maeda l’interesse di Maeda è passato dalla sperimentazione tecnologica ad una riflessione più ampia sul rapporto tra prodotti digitali e persone. Da questa riflessione nel 2006 è nato il bestseller Le leggi della semplicità in cui Maeda propone principi per rendere tecnologie e interfacce più comprensibili, riducendo al minimo l’attrito percepito dall’utente senza sacrificarne le funzionalità.
Maeda individua dieci regole, che in parte anticipano i temi centrali di oggi della UX come la gerarchia delle informazioni, che permettono di bilanciare semplicità d’uso e funzionalità:
- Riduzione: il modo più semplice per ottenere semplicità è attraverso una riduzione ponderata
- Organizzazione: l’organizzazione fa apparire un sistema con molti elementi più piccolo e semplice
- Tempo: risparmiare tempo dà una sensazione di semplicità
- Apprendimento: la conoscenze rende ogni cosa più semplice
- Differenze: semplicità e complessità hanno bisogno l’una dell’altra
- Contesto: ciò che sta ai margini della semplicità non è affatto marginale
- Emozione: più emozioni è meglio che meno emozioni
- Fiducia: bisogna confidare nella semplicità
- Fallimento: alcune cose non potranno mai essere semplificate
- La sola (The One): la semplicità consiste nel sottrarre l’ovvio, e aggiungere ciò che è significativo.
Molte di queste intuizioni oggi sembrano quasi scontate, parte della pratica quotidiana di qualunque designer e sviluppatore. A rendere questo approccio ovvio è stato John Maeda, ed è grazie a lui che oggi la convinzione che programmazione e progettazione visiva possano nutrirsi a vicenda è così diffusa.
Impara a unire design, tecnologia e creatività con Digital School
Se vuoi imparare a unire design, tecnologia e creatività come John Maeda, il percorso Digital Graphic Design di Digital School è perfetto per te.
Il corso online permette di acquisire le nozioni e competenze tecniche ed artistiche per diventare un graphic designer esperto di comunicazione visiva in grado di padroneggiare i software e le piattaforme maggiormente usati.
Durante il corso, svilupperai le competenze necessarie per progettare prodotti visivi come siti web, app, grafiche per social media, pubblicità, loghi, infografiche, brochure e molto altro.
Padroneggerai software di editing video e grafico come Photoshop, Illustrator e InDesign, acquisirai competenze nell’ambito della User Experience (UX) e User Interface (UI), della programmazione di siti web con WordPress, oltre all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale applicata alla progettazione e al video editing con Canva.
Al termine delle lezioni è previsto lo svolgimento di uno stage formativo (in un’azienda convenzionata o attraverso un project work di gruppo) in cui potrai applicare fin da subito tutte le nozioni e skill acquisite.
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