Il tema dell’accessibilità digitale è sempre più centrale e rilevante per chi si occupa di digital. E con l’entrata in vigore dello European Accessibility Act (EAA), ogni azienda che opera nel mercato europeo deve rispettare alcuni obblighi concreti che riguardano tool basati sull’AI come chatbot, voice agent, assistenti virtuali integrati nei processi di vendita o assistenza clienti ecc.
La conformità a questo atto legislativo non è opzionale, con implicazioni tecniche non scontate. Vediamo nel dettaglio cosa prevede l’EAA e il suo impatto sui tool AI.
Indice
- European Accessibility Act: i punti salienti
- L’impatto dell’EAA sui tool AI
- Cosa devono fare le aziende
- Progetta tool AI accessibili e compliant con Digital School
European Accessibility Act: i punti salienti
Lo European Accessibility Act è una direttiva europea (2019/882) il cui obiettivo è eliminare le barriere che impediscono le oltre 82 milioni di persone con disabilità in Europa di accedere a tecnologie, servizi finanziari, e-commerce, infrastrutture di trasporto e comunicazione.
La direttiva impone degli standard su tutta una serie di prodotti e servizi digitali e fisici nel mercato UE, rivolgendosi a qualunque azienda che opera nel mercato europeo, incluse le imprese con sedi al di fuori dei confini europei. Ad essere esentate sono solo le microimprese con meno di dieci dipendenti e un fatturato annuo inferiore ai 2 milioni di euro.
L’EAA non prescrive soluzioni tecniche specifiche, tuttavia la norma EN 301 549 definisce i requisiti di accessibilità per prodotti e servizi ICT e incorpora le Web Content Accessibility Guidelines (WCAG) 2.1 AA come standard di riferimento. Queste norme garantiscono dunque che le interfacce digitali seguano i quattro principi cardine delle WCAG, e cioè che siano percepibili, azionabili, comprensibili e robuste. Per i servizi digitali, questo si traduce in requisiti riguardanti il contrasto, i colori, simboli e pattern e sottotitoli,
Dal 28 giugno 2025, tutti i nuovi prodotti e servizi immersi sul mercato UE devono rispettare i requisiti stabiliti dall’EAA, mentre quelli già operativi prima di quella data, la scadenza per la piena conformità è fissata per il 28 giugno 2030. In caso di mancato adeguamento, le sanzioni variano per Stato membro ma possono anche arrivare fino a 100.000 euro o al 4% del fatturato annuo.
L’impatto dell’EAA sui tool AI
Tool AI come voice agent, chatbot e assistenti virtuali integrati nei siti web e nelle app aziendali sono considerati servizi digitali a tutti gli effetti e, di conseguenza, rientrano nell’ambito dell’EAA.
Nel caso dei chatbot, ci si deve assicurare che l’interfaccia attraverso cui l’utente interagisce tramite assistente virtuale, soddisfi i requisiti di accessibilità previsti dalla norma EN 301 549 dalle WCAG 2.1. Devono essere navigabili da tastiera, compatibili con screen reader, chiari nei messaggi e capaci di segnalare bene cambi di stato e aggiornamenti della conversazione.
Un caso più complesso dal punto di vista tecnico è quello dei voice agent, cioè quei sistemi AI che gestiscono interazioni vocali con clienti e utenti. L’EAA sancisce che i servizi di comunicazione vocali siano accessibili anche alle persone con disabilità uditive o del linguaggio, implicando la disponibilità di alternative testuali, la possibilità di usare canali equivalenti accessibili e la chiarezza nelle istruzioni vocali. È importante dunque che il voice agent offra modalità multiple di interazione, perché non tutti gli utenti possono o vogliono usare il canale audio in ogni situazione.
Cosa devono fare le aziende
Per le aziende che hanno già tool AI integrati che ricadono nell’ambito dell’EAA e che sono rivolti a un pubblico consumer, il primo passo è di svolgere un audit che controlli navigazione, focus, annunci per screen reader, contrasti, testi, alternative non vocali e chiarezza dei flussi.
Se, invece, si parte da zero, è bene progettare l’interfaccia conversazionale con principi di accessibilità by design: comandi semplici, etichette leggibili, messaggi non tecnici, transizioni prevedibili e contenuti sempre recuperabili anche senza audio. Nei voice agent, è utile prevedere sempre una via alternativa testuale o assistita, così da non vincolare l’utente al solo canale vocale.
Infine, la governance conta quanto la tecnologia: gli aggiornamenti dell’AI, i nuovi contenuti e le modifiche di UI possono introdurre nuove barriere, quindi servono test periodici e monitoraggio continuo. Un chatbot accessibile non è un progetto “una volta sola”, ma un sistema da mantenere nel tempo.
Per facilitare il lavoro, online esistono alcune checklist che aiutano a verificare l’accessibilità secondo gli standard richiesti dall’EAA come quello di avoc.it e eaa.sparkfabrik.com.
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