Stiamo per completare un ordine online quando ci accorgiamo che mancano solo 50 punti al prossimo premio, per raggiungere quello scaglione aggiungiamo qualcosa al carrello. Questo è un banale meccanismo di gamification, un approccio che fino a poco tempo fa era di nicchia ma che oggi viene sfruttato in tantissimi settori, dal supermercato al banking, dal food delivery ai programmi fedeltà di qualsiasi genere.
Vediamo in cosa consiste la gamification, perché funziona così bene e alcuni casi di successo.
Che cos’è la gamification
La gamification è l’applicazione di meccaniche, dinamiche ed estetiche tipiche dei giochi in contesti non ludici. Punti, livelli, badge, progressi, classifiche, streak, tutti elementi tipici dei giochi il cui obiettivo non è intrattenere, ma guidare il consumatore verso comportamenti specifici come completare un percorso, interagire, comprare o esplorare più prodotti.
Non si tratta semplicemente di aggiungere un contatore di punti, ma è una vera architettura comportamentale, progettata in base al target per attivare e consolidare la partecipazione, sfruttando la naturale propensione di tutti noi al progresso e alla gratificazione. La gamification trasforma ogni azione comune, da un acquisto al lasciare una recensione o all’iscriversi ad una newsletter, in una sfida strutturata in cui ad ogni azione corrisponde una piccola ricompensa e rinforza l’abitudine.
Perché la gamification funziona
La gamification funziona molto bene perché punta sulla motivazione intrinseca: nei meccanismi tipici della gamification gli utenti vedono un miglioramento tangibile, sono inseriti in una “competizione” e soddisfano il bisogno di riconoscimento.
Ogni volta che vedono una barra dei progressi riempirsi o sbloccarsi un livello, il cervello rilascia dopamina, cioè semplificando molto quel neurotrasmettitore che regola l’umore e la motivazione il cui rilascio provoca una sensazione di piacere, rafforzando così l’idea che continuando si raggiunge una gratificazione.
In più, la gamification infonde una sensazione di controllo. Quando l’utente sente di stare giocando attivamente per ottenere qualcosa, l’esperienza si trasforma in una storia, un viaggio personale, un esperienza vera e propria invece di un semplice consumo. Per questo la gamification, quando è ben progettata, costruisce un sistema di progressione coerente con gli obiettivi del brand.
Duolingo, FantaSanremo e Starbucks: esempi di gamification
Quali brand usano la gamification con successo? Ecco alcuni casi di successo.
Duolingo è l’esempio calzante di gamification. Con le sue streak giornaliere (cioè la serie di giorni consecutivi di studio), leaderboard settimanali che creano competizione tra gli utenti e che spingono ad intrattenere sessioni più lunghe e micro obiettivi durante il percorso, Duolingo riesce a catturare gli utenti ed assicurare una retention quotidiana ambita dalla maggior parte delle app di produttività.
Anche il FantaSanremo riesce a mantenere viva l’attenzione degli utenti perché trasforma il pubblico da spettatore passivo ad utente attivo. Il funzionamento del punteggio (i famigerati bonus e malus) trasforma ogni momento del Festival, il sistema delle regole è ben costruito, conosce il suo target e non sostituisce il Festival ma lo accompagna e lo potenzia.
Il programma fedeltà di Starbucks è un altro esempio virtuoso. Negli Stati Uniti conta oltre 30 milioni di membri attivi, e il sistema usa le stelle come valuta interna, livelli di status (Green e Gold), sfide settimanali personalizzate basate sulle abitudini d’acquisto e un’app che mostra costantemente il progresso verso il prossimo premio. In più, con la personalizzazione delle sfide, ogni interazioni si trasforma in un obiettivo su misura, aumentando così sia la frequenza di acquisto che lo scontrino medio.
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