Sono passati poco meno di due anni da quando ChatGPT è arrivato nelle nostre vite, e da allora il tema dell’Intelligenza Artificiale è sulla bocca di tutti. Un argomento di cui si discute molto è il timore che l’IA possa “rubare” il lavoro agli esseri umani – uno di questi è quello del copywriter.
L’IA potrebbe davvero soppiantare i copywriter? Forse sì, ma forse no: vediamo perché.
Il lavoro del copywriter
Il copywriter si occupa di scrivere testi di marketing chiamati, appunto, copy. Il copywriter ha il compito di catturare l’attenzione del target di riferimento e motivarlo abbastanza perché compia l’azione desiderata (dal cliccare un link, all’iscriversi ad una newsletter, al comprare un servizio o prodotto ecc.), usando testi persuasivi.
Per farlo, il copywriter deve sempre rispettare il tone of voice del cliente e la sua brand image, deve sapere qual è il target che si vuole raggiungere e attraverso quale canale verrà veicolato il messaggio (ad esempio cartellonistica, landing page, newsletter, social media ecc.).
Con l’avvento dell’IA sono approdati diversi strumenti sul mercato che aiutano i copywriter nel loro lavoro. Oltre ai più noti ChatGPT, Copilot di Bing e Gemini, esistono dei tool di IA pensati appositamente per scrivere copy come Copy.ai o Jasper.
Ma potranno davvero sostituire i copywriter in carne ed ossa?
I pro e contro dell’IA nel copywriting
Sicuramente l’IA aiuta a velocizzare il lavoro: basta inserire un prompt e lo strumento genera un copy nel giro di pochi secondi. E poi questi strumenti sono utilissimi quando c’è bisogno di fare brainstorming o si soffre del blocco dello scrittore – le risposte dell’IA possono dare uno spunto da cui partire e sviluppare copy più complessi.
Ma questi copy sono solo dei punti di partenza, dei trampolini di lancio, perché mancano del tocco dell’essere umano, primo fra tutti la creatività.
Gli strumenti come questi che utilizzano il machine learning non sono in grado di creare ex novo contenuti originali: l’IA si “limita” ad analizzare milioni di dati in una manciata di secondi per proporre poi copy generici. E in più non sanno adattare i copy al contesto, al tone of voice e alla brand image, tre elementi essenziali per poter scrivere copy coerenti e corretti.
Un’altra caratteristica fondamentale dei copywriter è la capacità di immedesimazione nel target di riferimento: solo se si è in grado di empatizzare con il pubblico si può scrivere copy adatti che catturino l’attenzione. L’IA questo non sa farlo, d’altronde è una macchina!
Insomma, ad oggi il copywriter “umano” è una figura essenziale per il settore del marketing. Senza di lui, i copy sarebbero tutti uguali, tutti con lo stesso tone of voice, senza creatività né empatia.
Per ora, quindi, il lavoro dei copywriter è al sicuro. Chissà in futuro.


