Quando si pensa alle interfacce grafiche e a come negli anni hanno reso i computer accessibili al pubblico non specializzato, le icone non sono tra i primi elementi che vengono in mente, eppure hanno giocato un ruolo fondamentale. Nel caso del successo di Macintosh, una parte del successo è dovuta a Susan Kare.
Nata nel 1954 a Ridley Park, in Pennsylvania, Kare si è formata come artista prima ancora che come designer digitale, conseguendo una laurea in arte e un dottorato in belle arti, un percorso che l’ha portata a lavorare come scultrice e curatrice museale, prima ancora di entrare nel mondo della tecnologia.
Il suo ingresso nel mondo dei computer arriva nel 1982, quando un vecchio compagno di scuola, Andy Hertzfeld, allora ingegnere in un piccolo team Apple al lavoro su un computer rivoluzionario: il nuovo Macintosh. Ma c’era bisogno di qualcuno capace di disegnare la grafica, e Hertzfeld sceglie Kare per farlo.
Gli anni in Apple
Per capire quanto il lavoro di Kare sia rivoluzionario, bisogna fare un passo indietro e tornare agli anni Settanta. In quegli anni le prime interfacce grafiche (Graphic User Interface, GUI) erano state sviluppate dalla Xerox PARC, introducendo concetti come finestre, menu a tendina e puntatore del mouse. Steve Jobs aveva visto i laboratori della Xerox e aveva intuito il potenziale di un’interfaccia visiva accessibile ad un pubblico non specialistico e decide di portarla su un prodotto di massa. E per trasformare quell’idea in immagini concrete, leggibili e coerenti ci ha pensato Susan Kare.
Kare, seguendo i consigli di Hertzfeld, acquista un quaderno a quadretti millimetrati e inizia a disegnare a mano ogni icona, facendo corrispondere un quadratino ad un pixel. È da qui che nascono le icone che sono diventate parte del linguaggio visivo condiviso da chiunque abbia mai usato un computer: il cestino per eliminare i file, le forbici per il taglia e incolla, l’orologio per indicare il caricamento di un’operazione in corso, il pennello degli strumenti di disegno MacPaint e l’Happy Mac, così come il volto sorridente ogni volta che si avvia il sistema.
Oltre queste icone, Kare ideò anche i font Chicago e Geneva, progettati per restare leggibili anche alla risoluzione limitata degli schermi dell’epoca.
L’approccio al design di Susan Kare
Il metodo usato da Susan Kare oggi è quasi impensabile: le icone dovevano essere disegnate su una griglia di appena 32×32 pixel in bianco e nero, senza poter usare sfumature o aggiungere dettagli superflui. Kare, però, ha saputo sfruttare questi vincoli costringendola a trovare soluzioni essenziali, riconoscibili ed intuitive: ogni pixel è posizionato per essere comprensibile a colpo d’occhio, anticipando concetti oggi centrali nel digital graphic design come la scalabilità e la chiarezza visiva anche su schermi di dimensioni ridotte.
Un altro elemento distintivo dell’approccio di Kare è la scelta di attingere a oggetti e simboli della vita quotidiana per rappresentare funzioni digitali astratte. Sceglie metafore riconoscibili, note a tutti, senza dover così inventare ex novo un alfabeto visivo: la cartella per i documenti, la lente d’ingrandimento, il cestino per i rifiuti, oggetti che collegano il mondo fisico e quello digitale. Questa scelta ha ridotto enormemente la curva d’apprendimento dell’utente e diventa uno dei pilastri concettuali del design delle GUI.
Le intuizioni e il successo di Susan Kare derivano anche dalla sua formazione artistica. La sua sensibilità per la composizione, il contrasto e l’equilibrio visivo sviluppato nella sua carriera pre-Macintosh si traduce in un rigore compositivo insolito per il contesto tecnico-informatico in cui lavora. Il risultato è un design che coniuga precisione funzionale e qualità estetica, dimostrando che non è necessario scegliere o la bellezza o l’usabilità, ma che queste caratteristiche possono unirsi e rafforzarsi a vicenda.
La carriera di Kare dopo Apple
Lasciata Apple nel 1986, Kare continua a lavorare nell’industria tecnologica. Collabora con NeXT, l’azienda fondata da Steve Jobs, cura la grafica delle carte da gioco del Solitaire di Microsoft Windows, e firma progetti anche per IBM.
Negli ultimi anni, Susan Kare ha lavorato anche per Facebook e Pinterest, occupandosi della progettazione di icone e sticker digitali. E oggi i suoi schizzi originali su carta quadrettata fanno parte della collezione permanente del Museum of Modern Art (MOMA) di New York, vende stampe in edizione limitata, firmate e numerate, e ha pubblicato un libro autografato da collezione in sole 200 copie dedicate al suo percorso.
La carriera di Susan Kare dimostra che i migliori designer sono quelli che hanno capacità di osservazione, di comunicazione, di sintesi, di mettersi nei panni dell’utente. Le sue icone, nate per risolvere un problema molto specifico, sono entrate nel vocabolario digitale e visivo globale, da un’efficacia tale da essere diventate naturali e, ormai, dato per scontato. Segno che, il design migliore, è proprio quello che sparisce, che non si nota più, perché si usa, si capisce e si finisce per considerarlo sempre esistito.
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