Da qualche tempo LinkedIn, il social per eccellenza dedicato al networking e alla ricerca di lavoro, ha introdotto una strategia di gamification, cioè l’integrazione di giochi in un contesto non ludico.
Potrebbe sembrare una scelta bizzarra, ma in realtà la gamification è un ottimo modo per aumentare l’engagement degli utenti e fidelizzarli al brand, sfruttando proprio le dinamiche e le meccaniche tipiche dei giochi.
Vediamo dunque nel dettaglio perché la gamification funziona e come LinkedIn la sta sfruttando egregiamente.
Zip, Tango, Queens & co.: tutti i giochi di LinkedIn
Introdotti nel maggio del 2024, su LinkedIn attualmente è possibile giocare a cinque mini-giochi, piccoli rompicapi che richiedono generalmente 5-10 minuti per risolverli:
- Zip: l’obiettivo è creare un unico percorso che attraversa ogni cella nella griglia collegando i punti in ordine.
- Tango: anche qui bisogna riempire la griglia di gioco in modo che ogni cella contenga o un sole o una luna.
- Queens: l’obiettivo è avere una corona in ogni riga, colonna e regione di colore – un po’ come nel sudoku.
- Pinpoint: bisogna indovinare la categoria che accomuna le cinque parole che a mano a mano compaiono.
- Crossclimb: qui invece si indovina la parola in base agli indizi testuali.
Giochi semplici ma in grado di catturare immediatamente l’attenzione – e la fedeltà – degli utenti.
Perché la gamification funziona
Ma perché la gamification funziona? Alla base ci sono alcuni principi psicologici molto efficaci.
Prima di tutto, i mini-giochi portano ad una gratificazione immediata. Gli utenti che completano un gioco ottengono ricompense istantanee come badge, rafforzando così il legame e comportamento positivo tra utente e gioco. Nel caso di LinkedIn, il social usa leaderboard personalizzate che stimolano la competizione tra colleghi e connessioni professionali.
E a proposito di leaderboard, inserire classifiche o sfide funziona perché genera una sana competizione e crea un senso di comunità, portando a un maggiore coinvolgimento ed interazione sulla piattaforma, e più gli utenti interagiscono più si possono raccogliere dati preziosissimi, utili per comprendere il comportamento degli utenti ed affinare le proprie strategie.
Sulla base di questi dati, poi, è possibile offrire esperienze ancora più personalizzate, il che fa aumentare il valore percepito dagli utenti. LinkedIn, per esempio, usa i dati raccolti dai giochi per suggerire contenuti pertinenti o adattare la difficoltà dei giochi.
Nel caso di LinkedIn, la gamification funziona davvero – e lo dimostrano i dati. Nicholas Pezarro, senior product manager of games di LinkedIn, ha dichiarato che l’84% dei giocatori torna sulla piattaforma il giorno seguente, e l’80% torna una settimana dopo. La maggior parte dei giocatori è composta da utenti della Gen Z, e tra la top 10 di Paesi con più giocatori c’è anche l’Italia.
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