Il design, come qualunque forma d’arte, ha sempre avuto regole e convenzioni condivise. A volte, però, emergono figure che le rivoluzionano, e negli ultimi quarant’anni ci sono state tre donne che hanno guardato oltre i limiti dei propri tempi (tecnici, visivi o fisici) e hanno dato vita ad un nuovo linguaggio: April Greiman, Ruth Kedar ed Es Devlin, tre designer che, in epoche e ambiti diversi, hanno saputo riscrivere le regole del design, innovare e portare la disciplina oltre i limiti.
Indice
- April Greiman e il computer come materiale creativo
- Ruth Kedar: il logo Google e l’invenzione di un font
- Es Devlin: il design fisico e scenografico
- Costruisci il tuo metodo con Digital School
April Greiman e il computer come materiale creativo
Negli anni Ottanta i primi computer iniziano a diffondersi e a diventare sempre più accessibili. A quell’epoca i grafici però lavoravano ancora manualmente con photostat, lettraset e tavoli luminosi. Tutti, o quasi, tranne April Greiman, la prima ad intuire che il computer non era semplicemente uno strumento, ma un vero e proprio materiale creativo al pari dell’inchiostro o delle tele.
Greiman applicò così i principi della scuola svizzera ai primi Macintosh, approdati per la prima volta nel 1984. Il risultato più iconico di questo approccio è il poster Does it make sense?: pubblicato sulla rivista Design Quarterly, invece del consueto fascicolo di 32 pagine, Greiman propose di realizzare un unico manifesto pieghevole di quasi due metri realizzato con software come MacDraw, MacPaint e MacVision.
Does it make sense? è rimasto negli annali del design grazie al suo mix di tipografia, fotografia digitalizzata, videoimmagini a bassa risoluzione e un autoritratto a grandezza naturale. Greiman dimostrò così che il digitale portava con sé anche una dimensione concettuale e personale, non solo funzionale.
Ruth Kedar: il logo Google e l’invenzione di un font
Negli anni Novanta, Ruth Kedar era già una designer affermata e docente all’Università di Standford quando un giorno due studenti di dottorato in informatica dell’università le chiesero di progettare un logo per la loro piccola start up in rapida ascesa. Quegli studenti erano Larry Page e Sergey Brin e la start up era Google.
Nonostante la dimensione e il budget limitati del progetto, Kedar decise di accettare l’incarico. Il brief era tanto breve quanto complesso: il logo doveva essere capace di comunicare giocosità, precisione ed accessibilità, senza però scadere nella sterilità corporate. Kader scandagliò i font esistenti ma nessuno la convinceva appieno, perciò decise di personalizzarne uno, partendo dal carattere Catull, un serif classico che alleggerì e rese più fluido, a cui aggiunse una palette di quattro colori primari, distribuiti per rendere il tutto più dinamico.
Il logo venne lanciato nel 1999 e da allora, attraverso tutte le variazioni, è stato visto da miliardi di volte al giorno da altrettante persone in tutto il mondo. Con questo progetto Ruth Kader ha conquistato il suo posto nell’olimpio dei designer: pochi progetti nella storia hanno raggiunto una diffusione visiva così capillare.
Es Devlin: il design fisico e scenografico
Es Devlin è una delle designer più importanti di oggi. Designer e scenografa britannica, Devlin ha saputo portare i suoi design grafici fuori dagli schemi e dalle pagine, trasformandoli in un’esperienza fisica. L’elenco degli artisti con cui ha lavorato è tanto esteso quanto prestigioso: Beyoncé, Lady Gaga, The Weeknd, Kanye West, U2, il Super Bowl 2022, in queste collaborazioni Devlin ha creato scenografie spettacolari che fondono architettura, luce e narrazione in un unico ambiente immersivo, pensato per essere attraversato dal pubblico e non solamente osservato a distanza.
Grazie alla sua formazione ibrida tra arti sceniche e belle arti, Devlin affronta la progettazione scenica come un problema di design a tutti gli effetti: come si struttura lo spazio, come si costruisce un racconto attraverso i volumi, le luci e le superfici invece che sulle pagine o gli schermi. Devlin ha lavorato anche su installazioni pubbliche e mostre, portando lo stesso approccio concettuale in contesti istituzionali e urbani.
Il contributo di Es Devlin al design contemporaneo sta nell’aver ridefinito il ruolo stesso del designer, mostrando che il progetto visivo può scalare fino a diventare architettura temporanea, capace di coinvolgere migliaia di persone contemporaneamente. Principi come la composizione, la gerarchia visiva e la narrazione sono applicabili anche quando lo spazio di progetto non è una manciata di pixel, ma un palco alto decine di metri.
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