Il logo è l’elemento più riconoscibile di un brand, accompagnandolo attraverso ogni touchpoint con il pubblico: social, insegne, packaging, siti, ogni punto di contatto ne reca il simbolo. Dietro lo sviluppo di un logo, in apparenza semplice, ci sono scelte progettuali precise, che riguardano il rapporto tra un’immagine, leggibilità, memorizzazione e capacità di adattarsi.
Per questo nel graphic design si usano terminologie specifiche per descrivere le diverse tipologie di loghi. Principalmente sono quattro, cioè logotipo, isotipo, imagotipo e isologo, e si distinguono in base alla presenza o meno di una componente testuale e, quando sono presenti sia la parte testuale che quella grafica, sul modo in cui sono combinate. Vediamo i dettagli delle quattro tipologie.
Indice
- Logotipo: il logo esclusivamente testuale
- Isotipo: il logo esclusivamente figurativo
- Imagotipo: il logo con testo e simbolo
- Isologo: il logo inscindibile
- Dalla teoria alla professione: il percorso Digital Graphic Design
Logotipo: il logo esclusivamente testuale
Il logotipo è quella tipologia di logo che ha solamente la parte testuale, cioè il nome del brand, rappresentato attraverso un carattere tipografico scelto o disegnato appositamente, diventando così il segno identificativo. A decretare il successo di un logotipo è la qualità del lettering, dalla spaziatura delle lettere, dal peso del carattere e dalla palette cromatica. Esempi celebri sono il logo della Coca-Cola, Google, FedEx e Vogue.

Il vantaggio principale del logotipo è la sua chiarezza: il nome è letto ed associato al brand all’istante, una caratteristica particolarmente utile per i brand emergenti che devono farsi conoscere e consolidare la loro notorietà. Questo tipo di logo però non è indicato nei casi in cui il nome sia troppo lungo o poco distintivo, perché il rischio è che in formati ridotti come un’icona sui social si perda la leggibilità. Inoltre, vista la mancanza di elementi figurativi, il lavoro tipografico deve essere accuratissimo perché le imperfezioni non possono essere “nascoste”.
Isotipo: il logo esclusivamente figurativo
L’isotipo è l’antipode del logotipo, presenta cioè solamente elementi figurativi senza alcuna parte testuale. Il riconoscimento del brand è affidato esclusivamente all’immagine, che deve risultare semplice, memorabile e capace di funzionare anche in dimensioni contenute. Alcuni esempi di isotipo sono la mela morsicata di Apple, lo Swoosh di Nike e gli archi dorati di McDonald’s, immediatamente riconoscibili anche se non esplicitano il nome del brand.

Ed è proprio qui che risiede lo svantaggio dell’isotipo: se il pubblico non ha già imparato ad associare il logo con il nome del brand, il rischio è che il suo nome rimanga ignoto. Il processo per rendere un logo emblematico richiede tempo, investimenti rilevanti in comunicazione e coerenza, tutte risorse potenzialmente complesse per un brand emergente. Dall’altro lato, il vantaggio dell’isotipo è che, una volta raggiunta la riconoscibilità, è estremamente versatile poiché è facilmente scalabile per app, avatar, packaging e merchandising, oltre a superare le barriere linguistiche.
Imagotipo: il logo con testo e simbolo
L’imagotipo è la combinazione dell’elemento figurativo e testuale, ma restano elementi indipendenti, separabili e utilizzabili singolarmente. Il simbolo e il nome possono essere sovrapposti, posti uno a fianco l’altro o uno sopra l’altro a seconda delle esigenze del layout. Brand che usano imagotipi sono per esempio Puma, Adidas, Nike e Lacoste.

Questo è un logo estremamente flessibile: la versione completa può essere usata in contesti con più spazio, mentre il solo simbolo o il solo testo possono essere adottati nei formati più piccoli o in applicazioni specifiche, rimanendo comunque coerenti. Essendo modulare, l’imagotipo è una scelta molto diffusa oggi, specialmente tra i brand che operano su più canali digitali e fisici. Tuttavia, è un tipo di logo che richiede la definizione di regole precise su proporzioni, aree di rispetto e combinazioni ammesse.
Isologo: il logo inscindibile
A differenza dell’imagotipo, gli elementi che compongono l’isologo non possono essere separati, tanto che separare le due componenti ne comprometterebbe la leggibilità e il significato del marchio. Il nome del brand è quindi parte integrante del logo, spesso contenuta all’interno di una forma come un cerchio, uno scudo o un’etichetta. Brand che hanno un isologo sono Burger King, Starbucks e Harley-Davidson.

Punto di forza dell’isologo è la forte coesione visiva, che conferisce al brand un aspetto compatto, riconoscibile e spesso distintivo e di carattere tradizionale. Dall’altro lato, è poco flessibile: dato che gli elementi non possono essere separati, la resa nei formati ridotti ne compromette la leggibilità e il livello di dettaglio del disegno. Per questo la progettazione di un isologo richiede molta attenzione alla scalabilità e alla creazione di eventuali versioni semplificate per gli usi su spazi digitali.
Dalla teoria alla professione: il percorso Digital Graphic Design
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